Ernia del disco

Casi correlati

Paratopia discale

Anomalie del disco intervertebrale: ernie nucleo polposo

L’origine del disturbo può nascere da un problema a carico del disco intervertebrale che svolge una sua specifica funzione.

La normalità è descritta in queste due immagini:

 

FISIOLOGIA

Il disco intervertebrale

cuscinetto di fibrocartilagine posto tra una vertebra e l’altra.

È formato da due parti principali: il nucleo polposo al centro, che è gelatinoso e ricco d’acqua, e l’anello fibroso all’esterno, fatto di fibre resistenti. La sua funzione è attutire i colpi e dare movimento alla schiena.

Nucleo polposo:

Parte centrale e soffice.Composto da acqua e zuccheri speciali.Funziona come un ammortizzatore.Assorbe il peso del corpo.

Anello fibroso:

Parte esterna molto dura.Fatto di strati di fibre.Tiene fermo il nucleo al centro.Resiste ai movimenti di torsione e trazione.

Placche terminali:

strati di cartilagine sopra e sotto il disco.Fanno da confine con le vertebre.Aiutano a nutrire il disco.

Funzioni Principali:

Ammortizzatore: attenua traumi durante la deambulazione o la corsa.

Movimento: permette alla colonna di piegarsi e girarsi.

Spazio: tiene le vertebre separate per fare spazio ai nervi.

Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea interposta tra due vertebre contigue ed occupa il cosiddetto spazio intersomatico. Nel cane sono presenti 26 dischi intervertebrali, distribuiti lungo tutta la lunghezza della colonna vertebrale ad eccezione delle prime due vertebre cervicali (atlante ed epistrofeo) e a livello della porzione più caudale della colonna, la regione coccigea (Bray et al., 1998).

Più nel dettaglio:

quella più interna prende il nome di nucleo polposo ed è formato per circa l’80% da acqua, mentre la più esterna è chiamata anulus fibroso, contenente un’elevata percentuale di fibre collagene organizzate in strutture lamellari. Una zona di transizione è posta nel punto di passaggio tra queste due aree (Lombardo, 2002).

Il disco intervertebrale è paragonabile ad un “cuscinetto  elastico” tra le vertebre, permette il movimento reciproco delle vertebre oltre a minimizzare le sollecitazioni da traumi (shock adsorber) grazie alla capacità di trasformare le forze compressive in forze tangenziali.

Questa capacità deriva sia dall’elasticità e dalla resistenza del nucleo che dalla disposizione dei fasci di lamelle che compongono il disco stesso: durante la compressione i differenti fasci slittano gli uni sugli altri in modo da permettere la scomposizione delle forze  che agiscono a livello di disco; modificazioni della struttura chimica legate all’età, a patologie o a traumi subiti ne possono minare l’efficacia (Testa et al., 2006).

Le sostanze nutritive necessarie al mantenimento delle strutture del disco sono apportate da una fitta rete di vasi sanguigni che passano attraverso i cosiddetti end plates ossei (costituiti da osso denso e perforato) e cartilaginei (la cui sostanza di base è cartilagine ialina). L’irrorazione permette di fornire sostanze nutritive solo alle porzioni più esterne del disco, mentre nelle aree più centrali ciò avviene attraverso processi di diffusione; la ridotta tensione d’ossigeno che si viene a creare in queste condizioni suggerisce la presenza di un metabolismo prevalentemente anaerobico del disco (Testa et al., 2006).

Esistono altre strutture collegate al disco intervertebrale, che ne assicurano la stabilità e ne proteggono l’integrità.

–    La cartilagine della limitante somatica (end-plate cartilagineo) che risulta essere il mezzo più importante della fissità del disco intervertebrale.

–    Due legamenti scorrono dorsalmente e ventralmente al disco, sono il legamento longitudinale dorsale e ventrale; essi sono intimamente connessi con la base ossea e il leg. longitudinale dorsale si interdigita con le fibre dell’anulus fibroso.

–    I legamenti intercapitali; questi sono posti solamente a livello del tratto toracico della colonna, infatti essi sono interposti alle epifisi di due coste contigue. Passando lateralmente al disco intervertebrale svolgono una azione contenitiva dello stesso.

È presente anche una innervazione del disco, tuttavia secondo moti autori questa non è responsabile della percezione del dolore in caso di paratopia discale.

cuscinetto di fibrocartilagine posto tra una vertebra e l’altra.

È formato da due parti principali: il nucleo polposo al centro, che è gelatinoso e ricco d’acqua, e l’anello fibroso all’esterno, fatto di fibre resistenti. La sua funzione è attutire i colpi e dare movimento alla schiena.

Nucleo polposo:

Parte centrale e soffice.Composto da acqua e zuccheri speciali.Funziona come un ammortizzatore.Assorbe il peso del corpo.

Anello fibroso:

Parte esterna molto dura.Fatto di strati di fibre.Tiene fermo il nucleo al centro.Resiste ai movimenti di torsione e trazione.

Placche terminali:

strati di cartilagine sopra e sotto il disco.Fanno da confine con le vertebre.Aiutano a nutrire il disco.

Funzioni Principali:

Ammortizzatore: attenua traumi durante la deambulazione o la corsa.

Movimento: permette alla colonna di piegarsi e girarsi.

Spazio: tiene le vertebre separate per fare spazio ai nervi.

Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea interposta tra due vertebre contigue ed occupa il cosiddetto spazio intersomatico. Nel cane sono presenti 26 dischi intervertebrali, distribuiti lungo tutta la lunghezza della colonna vertebrale ad eccezione delle prime due vertebre cervicali (atlante ed epistrofeo) e a livello della porzione più caudale della colonna, la regione coccigea (Bray et al., 1998).

Più nel dettaglio:

quella più interna prende il nome di nucleo polposo ed è formato per circa l’80% da acqua, mentre la più esterna è chiamata anulus fibroso, contenente un’elevata percentuale di fibre collagene organizzate in strutture lamellari. Una zona di transizione è posta nel punto di passaggio tra queste due aree (Lombardo, 2002).

Il disco intervertebrale è paragonabile ad un “cuscinetto  elastico” tra le vertebre, permette il movimento reciproco delle vertebre oltre a minimizzare le sollecitazioni da traumi (shock adsorber) grazie alla capacità di trasformare le forze compressive in forze tangenziali.

Questa capacità deriva sia dall’elasticità e dalla resistenza del nucleo che dalla disposizione dei fasci di lamelle che compongono il disco stesso: durante la compressione i differenti fasci slittano gli uni sugli altri in modo da permettere la scomposizione delle forze  che agiscono a livello di disco; modificazioni della struttura chimica legate all’età, a patologie o a traumi subiti ne possono minare l’efficacia (Testa et al., 2006).

Le sostanze nutritive necessarie al mantenimento delle strutture del disco sono apportate da una fitta rete di vasi sanguigni che passano attraverso i cosiddetti end plates ossei (costituiti da osso denso e perforato) e cartilaginei (la cui sostanza di base è cartilagine ialina). L’irrorazione permette di fornire sostanze nutritive solo alle porzioni più esterne del disco, mentre nelle aree più centrali ciò avviene attraverso processi di diffusione; la ridotta tensione d’ossigeno che si viene a creare in queste condizioni suggerisce la presenza di un metabolismo prevalentemente anaerobico del disco (Testa et al., 2006).

Esistono altre strutture collegate al disco intervertebrale, che ne assicurano la stabilità e ne proteggono l’integrità.

–    La cartilagine della limitante somatica (end-plate cartilagineo) che risulta essere il mezzo più importante della fissità del disco intervertebrale.

–    Due legamenti scorrono dorsalmente e ventralmente al disco, sono il legamento longitudinale dorsale e ventrale; essi sono intimamente connessi con la base ossea e il leg. longitudinale dorsale si interdigita con le fibre dell’anulus fibroso.

–    I legamenti intercapitali; questi sono posti solamente a livello del tratto toracico della colonna, infatti essi sono interposti alle epifisi di due coste contigue. Passando lateralmente al disco intervertebrale svolgono una azione contenitiva dello stesso.

È presente anche una innervazione del disco, tuttavia secondo moti autori questa non è responsabile della percezione del dolore in caso di paratopia discale.

  1. ernia del disco tipo 1 delle razze condrodistrofiche (es: Boxer, Bassotti, Pechinesi, Barboncini, Ishaapso, Beagle, Shih-tzu ecc.. colpisce circa il 2% della popolazione canina) e si presenta quale una metaplasia cartilaginea del nucleo del disco vertebrale che perde la sua consistenza e diventa fragile favorendo il passaggio del materiale discale nel canale rachideo in modo da comprimere il midollo provocando una sintomatologia acuta, a rapida insorgenza, per il dolore provocato dalla protusione o estrusione del disco.

2)    ernia del disco tipo 2 di Hensen = tipica delle razze non condrodistrofiche (Pastore tedesco e cani di grande taglia) che si presenta come una metaplasia fibrosa del nucleo che non diventa fragile ma tende a deformarsi andando incontro ad un processo degenerativo progressivo che colpisce l’anello fibroso che perde la sua funzione strutturante e questo determina una lenta e graduale spostamento del disco provocando compressione midollare che insorge in modo più lento.

3) iperplasia o ipertrofia del legamento arcuato (flavo e longitudinale esterno):

la compressione viene determinata da una anomalia a carico del legamento esterno che provvede a tenere legate le vertebre le une alle altre, pertanto questo provoca un eccessivo ravvicinamento dei capi vertebrali tra loro in modo patologico.

4) neoformazioni a carico dei forami (fori di uscita delle radici nervose)

In questa circostanza la proliferazione di queste neoformazioni ossee avviene nei punti di uscita delle radici nervose stesse provocando una compressione in questi sedi.

5) patologie degenerative o artrosiche

Talvolta il processo degenerativo può determinare una osteocondrosi del sacro o della ultima vertebra lombare che tendono a perdere la loro naturale conformazione anatomica, per cui c’è un tentativo di saldatura da parte dell’organismo in questa sede delle componenti strutturali vertebrali, si parla di sacralizzazione di L7 o della lombarizzazione di S1.

6) traumi, spostamenti, malformazioni o neoplasie

Ogni trauma che possa determinare una sub lussazione o lussazione dei corpi vertebrali provocherà inevitabilmente una compressione delle componenti neurologiche ed anche vascolari della cauda equina. Analogamente forme tumorali primarie o secondarie quali metastasi di adenocarcinoma prostatico o tumori delle ghiandole perianali del cane possono determinare una alterazione assiale delle vertebre lungo il profilo longitudinale.

Questo per comprendere come questa sindrome sia in fondo complessa dal momento che la sintomatologia è spesso sovrapponibile ed altrettanto diversa sarà la prognosi.

Una delle cause predisponenti alla patologia della cauda equina può essere determinata o scatenata da una eccessivo utilizzo di questa articolazione che viene ad ammalarsi lentamente producendo una degenerazione artrosica, che rappresenta l’esito di una disfunzione anatomica e strutturale della articolazione stessa che finisce per perdere la sua funzione, un lento processo involutivo che porta ad una ridotta capacità di movimento dell’articolazione lombo sacrale.

In funzione del tipo di lesione che qui sarà possibile riscontrare si distingue:

Figura tratta da: WrekinVeterinaryPhysiotherapy

 

ERNIA DEL DISCO TIPO 1 DI HANSEN

Tipica delle razze condrodistrofiche come: Boxer, Bassotti, Pechinesi, Barboncini, Ishaapso, Beagle, Shih-tzuecc.. colpisce circa il 2% della popolazione canina.

L’ernia del disco di tipo 1 di Hansen nel cane è un’estrusioneacuta in cui il nucleo del disco degenera, si indurisce e rompe l’anello esterno, schiacciando improvvisamente il midollo spinale.

Colpisce soprattutto razze a zampe corte come bassotti e bulldog francesi, causando forte dolore, difficoltà a camminare o paralisi.

Segni e sintomi:

Dolore forte: il cane piange, si irrigidisce o ha la schiena curva.

Difficoltà a camminare: i passi sono incerti o scoordinati.

Perdita d’uso: le zampe posteriori cedono o non si muovono più.

ERNIA DEL DISCO TIPO 2 DI HANSEN

Malattia cronica dei dischi della colonna vertebrale.

Colpisce soprattutto i cani di taglia grande sopra i 5 anni di età.

Protrusionedell’anello del disco si indurisce e preme sul midollo, causando debolezza lenta e progressiva.

Degenerazione fibroide: Il tessuto del disco diventa fibroso e perde elasticità nel tempo.

Deformazione lenta: L’anello esterno si ispessisce e sporge verso il canale del midollo spinale.

Razze a rischio: È comune in cani non nani o di taglia grande come il Pastore Tedesco.

Sintomatologia:

Esordio lento: i problemi compaiono a poco a poco, spesso simili a dolori alle articolazioni.

Difficoltà nei movimenti: Si nota debolezza o scarsa coordinazione nelle zampe posteriori.

Peggioramento: Nei casi gravi si arriva a non poter camminare del tutto

PATOGENESI

Alla base dell’insorgenza di questa patologia vi è una degenerazione della struttura del disco, con una diminuzione dell’elasticità ed una conseguente propensione alla rottura dello stesso.

Nelle razze condrodistrofiche (ChD, razze di piccola taglia)

questa patologia può insorgere già in un’età compresa tra i 3 e i 7 anni; ciò è dovuto ad una propensione di queste razze ad una modificazione (metaplasia condroide) della struttura del disco, che porta ad una minore resistenza dell’anulus fibroso e quindi può sfociare in una estrusione del nucleo polposo nel canale vertebrale. Come se non bastasse in queste razze è maggiormente frequente la calcificazione del nucleo, che comporta una ulteriore diminuzione dell’elasticità del disco stesso.

Nelle razze non condrodistrofiche (non ChD, taglia grande)

laparatopia discale insorge solitamente in età avanzata. Anche in questo caso si ha una modificazione della struttura del disco (metaplasia fibroide) con una diminuzione dell’elasticità del disco (Lombardo, 2002).

Oltre a queste cause, definibili congenite, ve ne sono altre che possono portare alla dislocazione dorsale del disco intervertebrale; i più comuni sono i traumi (ad es. cadute o colpi alla schiena)

DIAGNOSI

Presentazione clinica

–         SEGNALAMENTO: come detto prima le razze di dimensioni minori risultano essere maggiormente interessate da questa patologia;

–         STORIA: un cane con dolore alla schiena, associato o meno ad impossibilità di movimento degli arti fa sospettare ad una protrusione del disco.

Diagnostica per immagini

–         RX: attraverso una radiografia del rachide latero-laterale (con il cane sdraiato su un fianco), è possibile notare una diminuzione dello spaio tra due vertebre contigue (spazio intervertebrale). In alcuni casi l’aumento dell’opacità dello spazio stesso indica una calcificazione del disco, in altri invece la presenza di aree più opache (cioè bianche) nel canale vertebrale indica la presenza di materiale in questo punto (Figura 1).

–         RISONANZA MAGNETICA: attraverso questo esame si riesce ad individuare con maggior precisione il punto in cui è avvenuta la protrusione discale, oltre a definire la quantità di materiale eventualmente presente nel canale midollare (Figura 2).

Esame radiografico con mezzo di contrasto.

Terapia medica

L’aspetto più importante della terapia medica è il riposo in una gabbia per 3 o 4 settimane. In seguito a questo periodo si raccomanda un graduale ritorno all’attività normale. Ciò significa evitare che il cane compia salti o che faccia le scale, preferibilmente il cane dovrebbe essere confinato in una stanza quando il padrone è assente e limitare le passeggiate.

Attraverso questo riposo forzato si aiuta la soluzione dell’infiammazione del disco e facilita la stabilizzazione del disco rotto con unprocesso definito fibrosi.

Il riposo coatto e l’esercizio controllato sono a volte accompagnati da somministrazione di farmaci.

Terapie analgesiche potrebbero portare ad euforia, con possibile complicazioni quali ulteriori estrusioni discali.

Nei casi in cui è presente solo dolore alla schiena i farmaci sono risolutivi nell’85% dei casi.

Tuttavia si deve fare attenzione all’eventuale associazione di farmaci oltre che agli effetti collaterali di questi.

Pazienti trattati con farmaci antinfiammatori dovrebbero essere monitorati per depressione, anoressia, dolore addominale e rigurgito di sangue digerito o infigerito (i cosiddetti coffee grounds).

La più grave controindicazione è sicuramente l’ulcera intestinale. Nel caso si sospetti un’ulcerazione intestinale si dovrebbe sospendere immediatamente la terapia, poiché ulcere associate ad antinfiammatori, lesioni alla corda spinale e stress potrebbero essere catastrofici.

I farmaci utilizzati in questo caso sono:

–         Miorilassanti

–         Steroidi

(per approfondimenti sui farmaci guardare la sezione relativa)

TERAPIA CHIRURGICA

Lo scopo della terapia chirurgica in questi casi è quello di ottenere un accesso al canale vertebrale per rimuovere i frammenti del disco che causano compressione del midollo e dei nervi.

La terapia chirurgica dev’essere attentamente valutata, tenendo in considerazione le condizioni del paziente.

Se non vi è stato alcun giovamento dalla terapia medica, può essere presa in considerazione la terapia chirurgica.

Anche se in letteratura esiste un’ampia casistica, è ancora aperto il dibattito sul management di questi casi; è pur vero che non è possibile comparare i vari studi a causa delle molte variabili da considerare (Kazakos et al., 2005).

LAMINECTOMIA

Alla base di tutte le più comuni tecniche chirurgiche vi è la laminectomia, cioè il processo attraverso cui viene rimossa la porzione della vertebra posta dorsalmente al canale vertebrale, permettendo in questo modo sia una diminuzione della pressione all’interno del canale vertebrale che una via d’accesso per rimuovere gli eventuali frammenti di disco dislocati.

EMILAMINECTOMIA

L’emilaminectomia invece risulta essere una tecnica meno invasiva, infatti viene asportata solo una porzione delle vertebre contigue il cui disco è interessato da dislocazione.

Durante questo tipo di interventi possono insorgere complicazioni legate al tipo di chirurgia attuata, dal numero di punti in cui si deve operare, dall’esperienza del chirurgo e dagli strumenti utilizzati.

In generale si può andare incontro ad un trauma spinale iatrogeno (cioè causato dal chirurgo), paralisi dei muscoli addominali ventrali, senza dimenticare la recidiva della patologia.

https://www.langfordvets.co.uk/small-animal-referral-hospital/clinical-services/neurology-and-neurosurgery/intervertebral-disc-disease/surgical-decompression/

Follow up

I soggetti operati con queste tecniche che possono usufruire di una degenza ambulatoriale dovrebbero seguire un percorso postoperatorio di riposo rigido e fisioterapia per 2 o 3 settimane dopo l’operazione, in seguito passeggiate brevi da 4 a 8 settimane.

Nel caso invece di pazienti non ambulatoriali sono consigliati cicli di fisoterapia e idroterapia, oltre ad accorgimenti quali un materasso imbottito, un carrello per sostenere il treno posteriore (Figura 8), favorire lo svuotamento della vescica (senza l’utilizzo di cateteri), esami neurologici giornalieri (Fossum et al, 2007).

Figura – Carrello per sostenere il treno posteriore di pazienti sottoposti a terapia chirurgica in caso di paratopia discale

Terapia omeopatica

Il RIMEDIO OMEOPATICO è uno STIMOLO ENERGETICO: un’INFORMAZIONE

E’ un’informazione che stimola i processi omeodinamici  dell’organismo che nella tradizione Omeopatica sono definiti con il termine di Energia Vitale: è la “reattività sistemica”, l’insieme dei meccanismi fisio-patologici che permettono all’organismo di mantenersi in equilibrio, cioè in uno stato di salute.”

 

La Ricerca Clinica avanzata ci aiuta nella comprensione del meccanismo di azione del rimedio omeopatico.

Cos’è un’informazione energetica e che effetto ha su un organismo vivente.

La Biologia dei Sistemi

È un approccio scientifico moderno che studia gli organismi viventi come insiemi complessi e dinamici.

A differenza della Biologia Molecolare non si fissa sulla biochimica ma sulle comunicazioni e i rapporti dinamici tra diverse molecole che determinano un sistema fluido e dinamico.

Campo elettromagnetico dei tessuti: team guidato dal Prof. Bizzarri e divulgate nel saggio di Andrea Pensotti Reversione

Quando si parla del loro lavoro in relazione al campo elettromagnetico dei tessuti (o microambiente biofisico), ci si riferisce a una visione pionieristica della medicina secondo cui il destino delle cellule non è regolato esclusivamente dal DNA, ma è fortemente influenzato dai segnali bioelettrici, chimici e fisici dell’ambiente circostante.

  1. Il Microambiente e i Segnali Biofisici
  2. Le ricerche del team guidato dal Prof. Bizzarri e divulgate nel saggio del Dott. Andrea Pensotti (“Reversione”) dimostrano che il tessuto biologico non è solo un insieme di cellule, ma una struttura integrata immersa in un campo di forze bioelettriche ed elettromagnetiche.
  3. La cellula come sistema aperto: Le cellule scambiano continuamente informazioni con la matrice extracellulare. I potenziali di membrana e i micro-campi elettromagnetici endogeni agiscono come veri e propri flussi di informazione che orchestrano la forma e la funzione dei tessuti.
  4. La perdita di coerenza: Quando un tessuto si ammala (come nel caso del cancro), si verifica un’alterazione o una “corruzione” di questi segnali biofisici e dei domini di coerenza intercellulari. La cellula tumorale smette di rispondere ai vincoli del tessuto circostante e inizia a proliferare in modo autonomo.
  5. Acqua Biologica e Campi Elettromagnetici:

In parallelo agli studi oncologici il Dott. Andrea Pensotti ha collaborato a ricerche fisiche d’avanguardia sulla struttura dell’acqua nei sistemi biologici (come gli studi sullo Xerosydryle). Queste ricerche analizzano come l’acqua a contatto con le macromolecole dei tessuti si organizzi in “domini di coerenza“, capaci di generare e sintonizzare campi elettromagnetici radiativi che guidano le reazioni chimiche e la vita stessa della cellula.  

 

Nello specifico dell’ernia del disco:

Non ho trovato particolari differenze nel trattamento delle Ernie del disco di Hansen tipo 1 e 2.

       

 

Motivazioni per una scelta SPONTANEA :

  • Rispetto dell’integrità anatomica del proprio animale.
  • Volontà di evitare al proprio animale una serie di difficoltà o sofferenze non obbligatorie legate agli effetti collaterali della terapia farmacologica e\o chirurgica.
  • Favorire un recupero funzionale del paziente che è stato sottoposto a trattamento chirurgico.
  • Impossibilità di sostenere un grave onere finanziario.

 

Motivazioni per una scelta CONSIGLIATA:

  • Paziente di grossa taglia.
  • Paziente particolarmente defedato.
  • Paziente anziano.
  • Paziente affetto da patologie tanto debilitanti da sconsigliare sia l’approccio chirurgico.

 

OBIETTIVI   TERAPEUTICI  DELLA  TERAPIA  OMEOPATICA

la terapia Omeopatica può curare, guarire, sostenere il paziente o essere soltanto una palliazione : dipende soltanto dallo stadio di sviluppo del tumore e dalla capacità reattiva del paziente.

La capacità reattiva del malato è la variabile più imponderabile:

abbiamo una casistica molto ampia in merito ovviamente abbiamo casi non risolti ma la preponderante maggioranza cammina ancora senza limitazione anche a distanza di anni. Non riscontro differenze nella risposta alla terapia omeopatica tra i 2 tipi di ernia discale: Hansen 1 e 2.

 

COME  SI  DIAGNOSTICA IL RIMEDIO OMEOPATICO

Il Rimedio omeopatico viene diagnosticato attraverso la compilazione di una cartella clinica che comprende:

  • una diagnosi strumentale e clinica la più approfondita possibile,
  • un’anamnesi accurata,
  • la raccolta dei sintomi del paziente e l’integrazione dei suoi sintomi con il suo carattere, comportamento, reazioni agli stimoli ambientali: in sintesi un approccio olistico
  • La risultante di tutto questo è la determinazione di un Rimedio Omeopatico che comprende tutte queste caratteristiche quello che viene definito rimedio omeopatico costituzionale.

 

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Prima della Prima Visita inviamo per e-mail al Proprietario 2 moduli che ci deve rinviare compilati.

Il primo per poter elaborare una cartella clinica con l’anamnesi completa e le caratteristiche particolari di quel paziente che ci aiutino ad inquadrarlo.

Il secondo meramente ai fini fiscali.

Durante il colloquio con il Proprietario le informazioni inviate verranno ulteriormente approfondite.

Quindi verrà deciso quale rimedio omeopatico somministrare.

Il rimedio omeopatico viene somministrato come esclusiva terapia, se una terapia medica tradizionale è in atto non viene mai sospesa bruscamente ma gradualmente per non arrecare danno al paziente.

Possono essere somministrati contemporaneamente eventuali integratori.

Il rimedio omeopatico può essere somministrato giornalmente o con diverse scadenze e\o modalità che verranno ampiamente chiarite al momento della consegna della terapia

La correttezza della scelta del rimedio viene confermata dal successo della terapia.

Vi verrà richiesto un breve aggiornamento settimanale, quindicinale o altro per e-mail per stabilire

il proseguo della terapia. Insieme verranno decise eventuali visite di controllo, se necessarie.

 

POSSIBILITA’  TERAPEUTICHE

Le possibilità terapeutiche sono le seguenti:

  • Il Rimedio Omeopatico viene somministrato come esclusiva terapia se il paziente non assume altri farmaci : è così possibile valutarne obiettivamente la profondità dell’effetto terapeutico senza interferenze.

 

  • Il Rimedio Omeopatico viene somministrato quando è già in terapia convenzionale in associazione con farmaci che vengono gradualmente sospesi.

 

MODALITA’  DI  SOMMINISTRAZIONE  DELLA  TERAPIA

Il Rimedio Omeopatico viene sempre somministrato quotidianamente in gocce: una o più volte al giorno a seconda della prescrizione consegnata al singolo paziente.

 

EVOLUZIONE   DELLA  TERAPIA

  • Quando il Rimedio è confermato, se ne aumenta la potenza ogni 2-3 settimane. Il flaconcino viene così sostituito con un altro con una potenza più elevata.
  • Se la risposta alla terapia non è soddisfacente il caso viene riconsiderato e il Rimedio può essere sostituito con un altro più “ simile “ al caso clinico in esame.
  • Quando il nuovo Rimedio prescritto è confermato dalla risposta clinica del paziente se ne aumenta la potenza o diluizione ogni 2-3 settimane.

 

POSSIBILITÀ  DI  INSERIMENTO  DI  INTEGRATORI  

Negli anni abbiamo raccolto una discreta esperienza in merito. Sono opportunità che vanno valutate quando e se necessarie in funzione della reazione del paziente alla terapia. Non è possibile stabilire un protocollo a priori: va valutata attentamente la particolare reattività e sintomatologia del singolo paziente caso per caso.

VERIFICA   DELLA  RISPOSTA  CLINICA  DEL  PAZIENTE

  • La diagnosi strumentale è soltanto una parte della diagnosi e della prognosi,
  • Più importante è la verifica dello stato di salute generale del paziente e del recupero delle sue abitudini normali, capacità di movimento comprese.
  • Il nostro obiettivo fondamentale è garantirne LA QUALITA’ DELLA VITA.

 

DIFFERENZE  TRA APPROCCIO TRADIZIONALE ED OMEOPATIA

  • uguale iter diagnostico di laboratorio e strumentale

diversi parametri di riferimento

CONSEGUENZE

Per stabilire una prognosi non è possibile limitarsi alla valutazione dello stadio della patologia ma è fondamentale diagnosticare non soltanto il Rimedio Omeopatico più adatto ma valutare la CAPACITA’ REATTIVA DEL PAZIENTE.

 

LIMITI  DELLA  METODICA  OMEOPATICA

  • Difficoltà di diagnosi del Rimedio corretto attraverso una gerarchizzazione scorretta dei sintomi.
  • Difficoltà di valutazione della capacità reattiva del paziente.
  • Difficoltà di interpretazione del riferito del Proprietario dell’animale.
  •  

Per chi volesse conoscere l’Omeopatia gli consiglio di leggere queste SEZIONI pubblicate sul nostro Sito:

 

OMEOPATIA- RIMEDIO OMEOPATICO:

La dinamizzazione

Diluizioni 50 Millesimali: LM o Q

Diluizioni Korsakoviane: K

Diluizioni Centesimali: CH

Rimedio Omeopatico e diluizioni

Diluizione e dinamizzazione

Le diluizioni o potenze omeopatiche

 

OMEOPATIA – FILOSOFIA OMEOPATICA:

Evoluzione del pensiero omeopatico: confronto tra metodo omeopatico e allopatico.

Scoperta e principi dell’Omeopatia

La malattia

Sperimentazione sui farmaci

Lo studio dei Rimedi

Franco del Francia: l’Uomo e il Maestro.

 

Per chi volesse approfondire la RICERCA SCIENTIFICA:

Memoria dell’acqua

Articoli vari

Prof. Paolo Bellavite

Coscienza e processi di informazione quantica

Biofotoni e mitosi cellulare

Fisica quantistica: il concetto di Risonanza- Emilio del Giudice.