Ototossicità

Dott.ssa Elisabetta Carbone

I farmaci otoorecchie lunghetossici colpiscono la coclea, il vestibolo e i canali semicircolari, con conseguenze sull’udito, sulla funzioni vestibolari o entrambi.

La tossicità di tali principi attivi a livello dell’orecchio interno si esplica sia per via di applicazioni locali, sia per via ematogena. Perché possa verificarsi una ototossicità locale è necessario che ci sia perforazione del timpano e deposito di materiale all’interno dell’orecchio medio. L’assorbimento avviene attraverso la finestra rotonda o ovale. In corso di otite media questa zona diventa più permeabile alle macromolecole. Prolungate terapie sistemiche (anche per più di 14 giorni) con alti dosaggi di aminoglicosidi possono determinare casi di ototossicità e incrementare danni in soggetti già esposti a concomitante insufficienza renale (organo deputato all’escrezione del farmaco).

L’ototossicità associata all’uso locale di formaci è ancora da stabilirsi, poiché:

La maggior parte delle informazioni sono solo aneddoti;

– Gli animali su cui sono stati testati i farmaci sono prevalentemente cincillà e cavie, avendo essi una maggiore sensibilità ototossica rispetto ad altre specie;

– Nella sperimentazione i dosaggi dei farmaci utilizzati hanno concentrazioni molto superiori rispetto ai medicamenti usati in commercio;

– Gli studi hanno seguito protocolli che non simulano situazioni cliniche;

– I rilievi sono stati decritti osservando solo animali sani, mentre in corso di infiammazione nell’orecchio o medio o interno l’ototossicità è maggiore;

– Possono esserci reazioni idiosincrasiche.

Nei soggetti con rottura del timpano trattati con aminoglicosidi ad uso topico la tossicità appare rara. Tuttavia questi farmaci sono consigliati solo nel caso in cui vengano indicati dopo esami citologici, risultati di coltura e antibiogramma.